fbpx
  • Nessun prodotto nel carrello.

Sarà Vero Che Si Possono Fare Soldi Online Con Zero Investimenti?

Questa idea è tra le più diffuse universalmente quando si pensa ai business digitali: che nel web tutto sia ottenibile "Gratis". Ma è davvero possibile monetizzare online con zero investimenti? Vediamo insieme cosa si può dire, e soprattutto fare, al riguardo.

L’idea che online sia possibile creare e condurre un business senza investimenti in denaro è sicuramente molto più radicata e diffusa di quello che si penserebbe, ed affonda le sue radici nella convinzione che il web sia in qualche modo “gratis”. Questa convinzione si basa sicuramente su di un fondo di verità, oltre che sicuramente su di una serie di consuetudini di utilizzo, che vedono la rete come una gigantesca repository di contenuti e risorse condivise gratuitamente, in modo più o meno legale.

Nondimeno se nel concetto di “fare soldi online senza investimenti” non comprendiamo tra le risorse necessarie il tempo ed il Know How, possiamo sicuramente affermare che è possibile lanciare un business online “quasi” senza investimenti. Dico quasi perché comunque, quale che sia il modello che scegliamo, un minimo investimento è inevitabile: che si tratti di acquistare un servizio di hosting, un tema grafico professionale per il nostro sito, un software per realizzare funnel e webinar, o aprire un negozio su un marketplace, un minimo di budget è in ogni caso richiesto.

Il “quasi gratis” quindi si può quantificare in una spesa tra i 200 e i 500 euro anno, che è la cifra con cui si possono coprire i costi per le minime cose indispensabili con cui iniziare.

Questo è davvero il minimo, secondo la mia esperienza. Non vi consiglio, se il vostro modello prevede l’utilizzo di software per realizzare siti, e-commerce, webinar o altro di impiegare software pirata, che comunque abbonda, per azzerare del tutto i costi. Non solo per ragioni etiche e legali, ma soprattutto di sicurezza: infatti quasi tutto il software cracked per realizzare progetti web che gira per la rete è pieno di virus che trasformerebbero all’istante il vostro server in un sever zombie per spammer (è questa la ragione per cui alcuni programmatori craccano il software a pagamento e lo rendono disponibile in download libero: per trovare sprovveduti che lo installino in produzione, cioè sui loro web server , pensando di fare un affare, e che invece finiscono con il dare inconsapevolmente accesso ai loro spazi a gente che li userà per azioni illegali).

Ma quali sono i modelli di business quindi che meglio si prestano ad essere approcciati con un approccio “quasi gratis” ovvero a budget ridotto all’osso?

I Business Basati Sulle Ricerche Organiche

Per la mia esperienza, diretta ed indiretta, ho visto conseguire risultati splendidi nei business basati sulle ricerche di parole chiave. Parliamo di quelle nicchie di mercato in cui i potenziali clienti, prima di eseguire un acquisto vanno ad informarsi utilizzando un motore di ricerca (Google principalmente, o Bing in alcuni mercati esteri) oppure utilizzando la barra di ricerca di YouTube, nel caso in cui vogliono informazioni tramite video, o la barra di ricerca di un marketplace come Amazon o Ebay.

Strumenti di Lavoro in Ambito Ricerca Organica

In questo contesto gli strumenti con cui si lavora sono di solito i seguenti:

  1. Tool di keyword search: sono dei software che servono per scoprire quali sono le parole chiave più cercate, relativamente ad una certa nicchia di mercato, nelle varie piattaforme in cui può essere effettuata una ricerca: Google, YouTube, Ebay o Amazon. Rappresentano un elemento imprescindibile in quanto se non sappiamo con certezza cosa cercano i potenziali clienti avremo grosse difficoltà ad ottenere risultati. Alcuni di questi tools sono gratuiti, altri a pagamento, ed altri gratis ma con funzioni premium. In ogni caso anche i piani free sono sufficienti per iniziare con efficacia ad orientarsi
  2. SEO: ovvero le tecniche utilizzate per posizionare le propie pagine web nelle prime posizioni dei motori di ricerca come Google
  3. YouTube: qui occorre studiare come realizzare video per il business e come taggarli per renderli ricercabili
  4. Una propria piattaforma web: un sito, un e-commerce, una landing page, un blog, una piattaforma per webinar e seminari online. In sostanza abbiamo bisogno di una nostra piattaforma verso cui veicolare il traffico originato dalla ricerca sui motori, o da YouTube

Modelli di Business in Ambito Ricerca Organica

Vediamo quali sono i modelli di business quindi che è possibile creare e condurre con gli strumenti elencati secondo un approccio a basso budget. Sostanzialmente sono l’e-commerce, l’affiliate marketing, la vendita tramite marketplace, e i business riconducibili, in tutto od in parte, ai meccanismi dell’inbound marketing.

E-Commerce

In ambito e-commerce (intendendo con questo termine la vendita online tramite una piattaforma di commercio elettronica propria) le fonti di traffico dirette di nuovi utenti sono sostanzialmente riconducibili a due categorie (più una): ovvero traffico da motore di ricerca (quello che ci interessa in questo momento), traffico da canali social, e traffico da comparatori di prezzo (efficace ma a pagamento per cui non ne vedremo l’utilizzo in questa sede). Per quanto riguarda i motori di ricerca sicuramente le tattiche da utilizzare comprendono l’ottimizzazione seo delle schede prodotto, la creazione di landing page (a volte su un proprio dominio) o mini siti per spingere singoli prodotti o categorie ristrette, e la creazione di una sezione blog all’interno della piattaforma di vendita per la redazione di articoli SEO per catturare traffico. Il tutto ovviamente previo studio delle parole chiave adatte e/o più ricercate e/o più in target della nostra nicchia. Per lavorare sui social a zero budget potremmo fare un pensierino ad Instagram che ha ancora un motore organico che porta visibilità, ma vale la pena pensarlo solo per precise categorie merceologiche (ad esempio gadget e abbigliamento in nicchie particolari). Per gli altri social, come Facebook, è necessario e indispensabile investire in advertising.

Affiliate Marketing

Con affiliate si intende modello per cui si guadagna una commissione quando un utente, seguendo un link veicolato attraverso i nostri canali, conclude un’acquisto online su una piattaforma con la quale abbiamo sottoscritto un’affiliazione, come Amazon ad esempio.

Questo modello monetizza due abilità tipicamente: la capacità di produrre contenuti utili, solitamente attraverso la scrittura e/o la registrazione di Video, e la capacità di attrarre traffico attraverso questi contenuti nella loro fase di distribuzione.

La distribuzione avviene, nel caso di contenuti scritti tramite Blog e SEO, e nel caos di video attraverso YouTube. Vitale in questo tipo di business una certa capacità di analisi: infatti dovremmo analizzare le parole chiave per capire quali sono le più ricercate di una determinate nicchia, da un lato, e dall’altro verificare se esistono piani di affiliazione interessanti come provvigioni e appetibili come prodotti. Sicuramente quindi un modello di business non alla portata di tutti ma molto interessante perché consente di monetizzare anche moltissimo quasi senza il minimo investimento in termini di denaro. In questo caso i tempi di realizzo non sono di solito brevissimi, e per questo è prassi, una volta individuato un articolo del blog particolarmente remunerativo in termini di conversioni (e quindi di commissioni) provare a spingerlo nelle ricerche attraverso campagne di Google Ads, prassi che in alcuni casi da ottimi risultati.

Marketplace

La cosa meravigliosa dei marketplace come Amazon e Ebay è che quasi tutto lo sforzo tecnico per la gestione di un commercio elettronico e soprattutto quasi tutta l’opera di marketing per attrarre potenziali clienti, è a carico dei marketplace stessi e non dei venditori.

Questi sono vantaggi enormi, ma non sufficienti ovviamente per creare rendite automatiche che non esistono in questo ambito.

Quattro sono i miei consigli fondamentali per muoversi in questi marketplace:

  1. Il primo è quello di conoscere le categorie merceologiche e le nicchie di mercato più in target con i marketplace stessi (quindi sapere che cosa “può andare” sull’uno o sull’altro)
  2. Il secondo è quello di fare, con i tool adatti, l’analisi delle parole chiave per stimare quanto è grande in termini numerici il mercato intorno alla nostra nicchia
  3. Valutare quanta concorrenza c’è: non è tanto importante che intorno ad una nicchia ci siano tante o poche ricerche o tanti o pochi concorrenti, ma è più interessante il rapporto tra questi due dati. Infatti il mio consiglio per iniziare è quello di muoversi in nicchie in cui non ci sono volumi enormi di ricerche ma piuttosto un numero limitato di concorrenti, il quali non propongono strettamente gli stessi prodotti a catalogo. Prediligete la varietà
  4. Assicuratevi un margine: valutate sempre con attenzione il prezzo medio attuale degli articoli che intendete proporre (chiedetevi: quanto gli utenti di Amazon o Ebay siano disposti a spendere, spedizione compresa, per la classe di articoli che volete trattare). Da questa valutazione assicuratevi di poter ricavare un margine che vi ripaghi del tempo che andrete ad impiegare nella gestione dell’attività, e cercate di capire quanto vasto dovrebbe essere il catalogo per assicurarvi un giusto guadagno

Inbound Marketing

L’inbound marketing è una strategia di vendita online divisibile in tre fasi:

  1. Attrarre traffico, soprattutto traffico da ricerca diretta tramite Search engine (tipicamente Google)
  2. Creare lead: ovvero far iscrivere gli utenti giunti attraverso lo step 1 alle nostre liste, di solito proponendo il download di una risorsa, un pdf o un software ad esempio, oppure proponendo l’iscrizione ad un webinar, o permettendo l’accesso ad un gruppo chiuso, come un forum
  3. Nutrire i lead tramite email marketing, e/o webinar live o registrati, contenenti proposte di acquisto profilate nel caso il nostro business preveda uno step di acquisto online. Alcuni business infatti, che concludono i processi di vendita offline, seguono il modello inbound solo per gli step 1 e 2, utilizzando il 3 solo consolidare la brand reputation o semplicemente il ricordo nella mente dei potenziali clienti

Dropshipping

Relativamente al commercio elettronico, sia tramite e-commerce che tramite marketplace, se non si dispone di alcuna capacità di investimento per la creazione di un magazzino, il consiglio può essere quello di trovare un fornitore che lavori in dropshipping (attenzione però ai tempi di consegna ed al blocco dei fondi temporaneo su Paypal se non avete mai venduto online), ma solo se non intendete lavorare sui Marketplace i quali non consentono ufficialmente questa pratica. Una strategia diversa, e in molti casi che ho vissuto di persona migliore e più sicura anche se più faticosa, consiste nel trovare dei fornitori, non dropshippers, disposti a mettervi a disposizione il loro catalogo ed a spedire ai vostri clienti quando voi gli girate l’ordine. Ad esempio se nel vostro territorio c’è un grosso store di articoli per la manutenzione delle barche, potreste contattarli e richiedere una collaborazione in questo senso per vendere online i loro articoli in cambio di un margine provvigionale o di un ricarico. Se la collaborazione andasse a buon fine avreste accesso ad un catalogo e ad una modalità di vendita sostanzialmente in dropshipping, senza però il problema principale del dropshipping: i tempi di spedizione troppe volte biblici dei fornitori esteri se vendete sul territorio nazionale, e con un grande vantaggio: l’originalità del prodotto. Infatti i fornitori che lavorano in dropshipping, ovvero i classici dropshippers, che trovate online solitamente operano sempre negli stessi settori: abbigliamento, elettronica, sexy shop, ed hanno inondato il mercato con i loro articoli, attraverso i loro e-commerce diretti e attraverso le decine e decine di affiliati. Certo cercare un fornitore fuori dai canali espliciti del dropshipping significa impiegare molto tempo in trattative, creazione di flussi, e caricamento prodotti, dato che spesso non sono disponibili i file per il caricamento automatico, ma il vantaggio di questo approccio sarebbe enorme: quello di accedere ad un catalogo di prodotti originale e non inflazionato con zero investimenti e zero rischi finanziari.

Conclusioni

In questo articolo ho voluto sintetizzare alcuni spunti di metodo, oserei dire “classici”, su tutte quelle attività che consentono di scaricare tutti i costi della creazione e gestione di un business digitale su attività fattibili con bassi e limitati esborsi finanziari.

Si potrebbe pensare che sia logico che laddove diminuisca l’esborso finanziario cresca la necessità di impiego di tempo e di know how, essendo questi gli unici asset disponibili. Non credo possa esistere idea più sbagliata: a maggior ragione dove cresce il rischio finanziario si dovrebbe infatti disporre di know how e di tempo. In realtà più semplicemente in qualsiasi business know how e tempo sono indispensabili, se si vogliono risultati in fase di start up non si possono lesinare questi due asset portanti.

Laddove abbiamo poco budget in realtà ciò che andremo a sacrificare sarà la velocità con cui eseguiremo lo scaling up dei risultati: infatti una volta che avremo implementato un sistema di business in grado di convertire l’investimento finanziario avrà lo scopo di velocizzare l’ottenimento dei risultati, banalmente come accennato nell’articolo quando ho parlato della prassi di sponsorizzare tramite Google Ads gli articoli del blog performanti in termini di conversioni.

8 Maggio 2019

Iscriviti alla Newsletter

Su
Enciclopedia Business Digitali© e Orientamento Business Digitali©. Tutti i Diritti Riservati. All rights reserved. P.I. 04959570260. Cookie & Privacy
X